Tra partecipazione politica e governo locale: 22 giovani amministratori in Sardegna

04, Gennaio 2019

Tratto dall'articolo- Tra partecipazione politica e governo locale: 22 giovani amministratori in Sardegna

Le ultime elezioni politiche nazionali evidenziano l’aumento della rappresentanza dei giovani nella politica: oggi abbiamo il Parlamento più giovane e con più donne della storia repubblicana. Se focalizziamo l’attenzione sulla Sardegna, i giovani sardi partecipano alla vita politica con passione e questo accade nei piccoli paesi. Scendono in campo con grinta e senso civico, facendo risaltare il loro impegno civile nei confronti dei loro concittadini. È quanto emerso da un’indagine condotta nel corso del 2017 con giovani amministratori in dieci piccoli comuni sardi.

L’istantanea scattata dall’indagine offre degli spunti interessanti, in parziale controtendenza rispetto alle attuali percezioni sull’impegno sociale dei giovani. Analizzando i numeri e l’età dei politici sardi si evince che al 2016 ci sono 1.231 amministratori under 35 anni (fonte dati Ministero dell’Interno 2016), di cui 1.046 provengono da Comuni sotto i cinquemila abitanti. Il dato evidenzia che circa l’85% è impegnato in piccole realtà territoriali. D’altra parte, la Sardegna è suddivisa in 377 comuni e ben 314 sono sotto i cinquemila abitanti. Tutti i giovani intervistati per questa indagine sono passati da diverse esperienze partecipative maturate fin dall’adolescenza e legate al contesto locale. Tra loro, infatti, c’è chi ha partecipato alla socialità locale sotto forma di “volontariato civico”, per poi decidere di candidarsi (senza una specifica appartenenza partitica) per cambiare un assetto preesistente che vedeva come sclerotizzato. Hanno dunque deciso di operare in favore dei loro territori spinti da un forte senso di cambiamento e di responsabilità.

Tutti uniti da un filo rosso: nessuna appartenenza a partiti politici di tipo tradizionale, perché – come risulta dalle interviste rilasciate - questi sono ritenuti non necessari per il governo della comunità, piuttosto sono giudicati elementi di divisione e conflitto. In alcuni paesi più che la competizione si è cercata la coesione fra i gruppi che si sono avvicendati nelle diverse esperienze amministrative. Tra i sindaci, amministratori e amministratrici che hanno raccontato la loro esperienza politica, è emerso un auspicio comune: potersi candidare alle prossime elezioni locali attraverso una lista unica che amministri nel bene della comunità. Ciò che deve prevalere, secondo questo specifico senso civico, è esclusivamente il bene comune e la coesione tra i cittadini per la collettività.

La disaffezione ai partiti politici nei giovani amministratori è confermata nelle interviste. La loro candidatura è inserita nelle liste civiche perché in questo modo si sono sentiti liberi di partecipare, ed è in questo elemento che hanno trovato la motivazione che li ha spinti all’impegno politico. Gli amministratori, almeno nella fase iniziale del mandato, sentono maggiormente la loro condizione giovanile: ciò si traduce in un carico emotivo elevato; mentre le donne intervistate aggiungono a questo elemento anche la differenza di genere. Agli intervistati sono state poste domande sulla loro condizione, su come si sentano e quale fiducia sia riposta su di loro dai concittadini e se la giovane età li condizioni nell’operato. In generale, si sentono penalizzati nel ruolo di amministratori da una condizione di partenza che, in quanto giovani, stenta ad ottenere pieno riconoscimento dalla parte più adulta della popolazione. Nelle risposte è poi emerso che la diffidenza iniziale svanisce durante lo svolgimento del mandato di governo e da risorsa negativa si riesce a trasformare questa condizione in risorsa positiva. Per gli amministratori, l’esperienza politica nei piccoli comuni è una palestra partecipativa, percepita come un unicum.

La prova che devono sostenere per il riconoscimento del loro ruolo è molto impegnativa, perché la comunità proietta sui giovani la propria voglia di cambiamento in meglio. Rispondere a questa proiezione è faticoso e richiede molte energie: i giovani interpellati, consapevoli delle particolari aspettative nei loro confronti, sentono che per loro è assolutamente vietato fallire. Assumersi la responsabilità di governo significa diventare visibili. L’ansia quotidiana di rincorrere una credibilità amministrativa si mescola al desiderio di riconoscimento dalla parte più adulta della popolazione: una sfida che mobilita nei giovani amministratori risorse positive e che non viene percepita come una condizione limitante.

 

Articolo tratto da Dodo, rivista di politiche per la gioventù - a cadenza trimestrale - distribuita gratuitamente su richiesta in formato digitale a tutti i giovani e agli stakeholder delle politiche per la gioventù.

Dodo è pubblicato da Eurodesk Italy con il supporto della Regione Autonoma della Sardegna, Direzione generale della Presidenza, Servizio comunicazione.

Per scaricare la rivista visita il link: www.eurodesk.it/dodo

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