Quale significato dare al mondo?

25, Giugno 2018

Tratto da Dodo #4

Tratto dall'articolo - “Quale significato dare al mondo?

di Carmine Rodi Falanga, formatore e consulente di educazione non formale e esperienziale in Italia ed Europa

 

A partire da questo numero, dodo si interessa anche di un altro argomento di grande importanza per chi si occupa di politiche in favore della gioventù. Nel settore dell’istruzione, o meglio, nella sua più ampia accezione in lingua inglese education, il solo livello nazionale è del tutto insufficiente (quando non apertamente sciovinista): perché questa sia al passo con le sfide dei nostri tempi è necessario promuovere la Global Education.

Per cominciare, di che si tratta? La definizione inglese si può tradurre con “Educazione alla Globalità”, ma attenzione ai malintesi. Nell’accezione che intendo in questo articolo, non significa educazione alla globalizzazione, né a una mentalità cosmopolita.

Può comprendere parte di questi concetti (e certo non globalizzazione intesa solo in senso economico), ma non si limita a questo. La definizione di questa disciplina può essere un aspetto controverso, con lunghissime ore che vengono dedicate all’inizio di molti meeting per definire questo aspetto del problema. Per entrare nei dettagli: Wikipedia prova un approccio molto generale, dicendo che è:

 

“una idea complessa che si insegna per rafforzare il significato che si dà al mondo”

 

Mentre le definizioni di UNESCO (la parte dell’ONU che si occupa di Educazione, Scienza e Cultura) sono un po’ più complesse:

 

l’Educazione alla Cittadinanza Globale vuol dire promuovere il rispetto per tutti, costruire un senso di appartenenza all’umanità comune e aiutare i discenti a diventare cittadini attivi, globali e responsabili

 

e anche

 

essa mira a motivare i discenti (in contesti formali, non formali e informali) ad affrontare e risolvere le sfide mondiali, assumere un ruolo attivo, diventare attori più proattivi verso un mondo più pacifico, tollerante, inclusivo e sicuro

 

Qualcosa di complesso, quindi. Non una classica materia da insegnare in aula, ma un approccio generale alla conoscenza (e alla vita), che include e combina competenze e attitudini come il pensiero critico, la cittadinanza attiva, il pensiero sistemico, un approccio costruttivo alla soluzione di problemi e conflitti, l’accettazione della diversità, interculturalità e sostenibilità.

Sfide molto difficili dunque. A cominciare dal fatto che non sono condivise. Nel dibattito politico interno dei singoli paesi è chiaro che concetti come diversità e interculturalità sollevano aspri dibattiti. L’idea stessa di sostenibilità incontra molte opinioni divergenti.

Ma in campo internazionale la questione è ancora più spinosa: per esempio si pensi che nel 2011, in seguito all’adesione della Palestina, gli Stati Uniti d’America hanno ritirato il proprio supporto finanziario a UNESCO.

Il contributo USA contava per il 20% del totale. Da allora, l’agenzia – che si occupa tra le altre cose di proteggere il patrimonio culturale mondiale, o di fissare standard educativi per tutti – ha dovuto fare i conti con tagli decisamente drastici alla propria capacità operativa. Di recente, Trump ha ratificato la decisione, rendendola definitiva.

Tutto ciò dimostra che l’importanza dell’Educazione alla Globalità (ma anche solo “consapevolezza”) ancora non è accettata... a livello globale.

Ma rimanendo in una scala più piccola, come educatori o insegnanti, come è possibile includere queste materie nel proprio lavoro?

Sicuramente è possibile includere alcuni aspetti, come educazione alla cittadinanza, sostenibilità (ambientale, ma non solo), educazione all’interculturalità. Per trovare risorse, da anni il Consiglio d’Europa (COE, da non confondere con l’Unione Europea, con cui comunque ha in corso un partenariato strategico sul tema dell’educazione e la gioventù) sviluppa ottime pubblicazioni con risorse e attività per educatori di ogni livello.

In particolare, possiamo consigliare la campagna di informazione e sensibilizzazione sui diritti umani e contro le discriminazioni “All different, all equal” (1995, e poi rilanciata nel 2006/8), che ha prodotto l’ottimo manuale “Education Pack” - una grande risorsa per chiunque vuole una introduzione all’argomento, anche se purtroppo non disponibile in lingua italiana.

Altro punto di riferimento è il COMPASS - manuale per l’educazione ai diritti umani per i giovani che dal 2002 rappresenta una risorsa essenziale per chiunque si avvicini al settore. Online è disponibile in molte lingue ma purtroppo non esiste la traduzione in italiano dell’ultima edizione.

Più in generale sull’educazione globale, possiamo segnalare la rete GLEN (Global Education Network of Young Europeans) una rete di organizzazioni non governative centrate sui giovani che creano opportunità per insegnare e sviluppare il loro potenziale di attori globali.

GLEN sviluppa programmi di educazione non formali per aiutare organizzazioni e individui a riflettere sulle interdipendenze globali e sviluppare il loro potenziale di cittadini attivi, e arrivare ad ottenere un cambiamento sostenibile nella società.

Sono molto aperti a nuovi contatti, quindi provate a mandar loro una email con la vostra organizzazione, scuola o associazione. Potrebbe essere per voi il primo passo in un mondo più grande.

Come risorsa in italiano, infine, ci sembra valido il portale Peacelink che presenta una panoramica abbastanza ampia dell’argomento - ripeto, da non confondere con “educazione all’internazionalità” – e in fondo alla pagina offre anche utili “linee guida per l’educazione globale”, un manuale per educatori in lingua italiana.

 

Articolo tratto da Dodo, rivista di politiche per la gioventù - a cadenza trimestrale - distribuita gratuitamente su richiesta in formato digitale a tutti i giovani e agli stakeholder delle politiche per la gioventù.

Dodo è pubblicato da Eurodesk Italy con il supporto della Regione Autonoma della Sardegna, Direzione generale della Presidenza, Servizio comunicazione.

Per scaricare la rivista visita il link: www.eurodesk.it/dodo

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