Giovani e migrazioni

25, Giugno 2018

Tratto da Dodo #3

Tratto dall'articolo - Giovani e migrazioni

di Furio De Angelis, Rappresentante dell'ACNUR in Azerbaijan

 

Il fenomeno globale della migrazione è uno degli argomenti di attualità che più preoccupa e fa discutere, sia a livello politico, sia tra gli esperti e gli operatori umanitari. Le cifre a disposizione, rilasciate dall’ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR) sono certamente rappresentative di uno scenario che necessita l’attenzione di tutti i settori della società politica e civile: più di 65 milioni di persone rifugiate in altri paesi o sfollati internamente, forzate a fuggire dalle proprie case a causa di guerre, conflitti locali, persecuzioni individuali e violazioni gravi dei diritti umani.

A queste si aggiungono più di 26 milioni di persone che ogni anno, a partire dal 2008, sono anch’esse costrette a spostarsi per motivi legati a disastri naturali, che spesso hanno un impatto particolarmente grave su zone abitate dalle popolazioni più disagiate o marginalizzate dei paesi. Infine, se consideriamo le cifre della migrazione globale totale, comprendente anche le persone che migrano volontariamente dal proprio paese per ragioni economiche o per altri motivi personali, si raggiunge la cifra di oltre 240 milioni. Se potessimo cogliere con una sola immagine questa enorme massa di persone in movimento e in fuga, saremmo colpiti da un fatto che ci dovrebbe far riflettere: più della metà sono bambini e adolescenti.

L’impatto della migrazione forzata sulle giovani generazioni può essere devastante: la perdita improvvisa della scuola, dell’ambiente familiare e delle abitudini giornaliere può creare delle difficoltà di sviluppo e crescita per il resto della vita. Solamente nel 2016, oltre 63.000 bambini soli o separati dalle proprie famiglie sono arrivati in Europa.

Di fronte a queste cifre, espressioni numeriche di una sofferenza umana difficilmente rappresentabile, l’accoglienza diviene non solo un obbligo morale e civile ma anche una risposta logica e lungimirante, che prepari la nostra società e le nostre famiglie agli inevitabili cambiamenti che le migrazioni stanno portando in tutti i paesi del mondo, come d’altronde è già successo in altri periodi della storia umana. Se l’accoglienza, intesa come volontà di ricevere lo straniero senza pregiudizi e la capacità di valutare e riconoscere i suoi bisogni, è il primo passo virtuoso nei confronti dei rifugiati, questa sola non è sufficiente per garantire la loro integrazione effettiva, pacifica e produttiva, soprattutto rispetto al grande numero di giovani e giovanissimi che chiede solamente di crescere in pace e sentirsi utile nel loro nuovo paese.

Per raggiungere quest’obiettivo, c’è bisogno della politica, di una politica informata, coscienziosa e lungimirante, una politica che sia in grado di scelte ed investimenti a lungo termine, che sappia cogliere l’opportunità del momento storico per rilanciare sviluppo e crescita sulla base di una demografia nuova e con grande potenzialità produttive. L’educazione, la scuola e la formazione professionale, in vista delle nuove generazioni che raggiungono l’Europa, sono i settori che logicamente dovrebbero ricevere un’attenzione prioritaria da parte delle amministrazioni centrali e locali. La formazione e l’inserimento nei settori produttivi dei giovani rifugiati, insieme a politiche d’investimenti mirate e ben gestite, non solo dovrebbero favorire uno sviluppo con ricadute positive per tutta la comunità locale, ma anche prevenire la marginalizzazione di questi giovani, che potrebbe risultare in radicalizzazioni politiche o comportamenti di pericolosità sociale.

L’ACNUR collabora con tutti i governi dei 130 paesi in cui opera per promuovere e facilitare legislazioni e politiche in favore dell’accoglienza di rifugiati o di sfollati interni. Lavora inoltre per identificare e sostenere le soluzioni più appropriate al problema dei rifugiati, compresi il ritorno nel proprio paese (se le locali condizioni lo permettono) o l’integrazione nel paese di accoglienza. Bisogna considerare che l’84% dei rifugiati risiede nei paesi confinanti i grandi conflitti, come per esempio il conflitto in Siria, nel Sudan del Sud, in Somalia o in Afghanistan.

In paesi a sviluppo avanzato, come l’Europa, l’ACNUR svolge un lavoro di sostegno e sviluppo di legislazioni e politiche governative che favoriscano l’inserimento delle persone riconosciute come rifugiate nella società e la loro eventuale naturalizzazione nel paese di residenza.

 

Articolo tratto da Dodo, rivista di politiche per la gioventù - a cadenza trimestrale - distribuita gratuitamente su richiesta in formato digitale a tutti i giovani e agli stakeholder delle politiche per la gioventù.

Dodo è pubblicato da Eurodesk Italy con il supporto della Regione Autonoma della Sardegna, Direzione generale della Presidenza, Servizio comunicazione.

Per scaricare la rivista visita il link: www.eurodesk.it/dodo

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